Marisol è tornata (Brevi considerazioni finali)

scritto da Saindai
Scritto Ieri • Pubblicato 8 ore fa • Revisionato 7 ore fa
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Testo: Marisol è tornata (Brevi considerazioni finali)
di Saindai

Osservazioni conclusive sulla storia. 
Per cominciare, un accenno all’ultima immagine descritta nella sceneggiatura: in qualche modo vuole ricordare anche il finale di Tempi moderni di Chaplin ma là i due si tengono direttamente per mano, simboleggiando una coppia, qui li unisce la borsa della spesa, simboleggiando allora un legame non fondato sulla fisicità ma sull’affrontare le cose della vita, aiutandosi a vicenda.
Venendo poi alla storia in generale, cercare di riassumerne tutte le componenti simboliche, volontariamente o involontariamente presenti in essa, sarebbe un esercizio troppo complesso e poco adatto a una bozza come questa, però alcune riflessioni sintetiche si possono fare. 
Intanto la vicenda contiene elementi surreali, seppur non del tutto espliciti. Il principale è nel susseguirsi delle coincidenze le più inverosimili. D’altronde in “Un sacco bello” l’episodio di Leo aveva già una impronta vagamente surreale, che viene resa esplicita nel momento in cui, al parco zoologico, fa smettere lo schiamazzo degli animali, per altro da lui stesso provocato, semplicemente urlando che si faccia silenzio. 
Ulteriori punti centrali della narrazione sono il fatto che Leo Mimmo possieda una sorta di potere magico: la capacità di calmare/rasserenare le persone che ne hanno bisogno, e che sia in maniera definitiva e senza compromessi un autentico bambino adulto. E quest’ultima caratteristica lo accomuna per esempio a Monsieur Hulot, Chance di Beig There o Totò di Miracolo a Milano.
Dopo di che, già il Leo originale ha caratteristiche infantili oltremodo accentuate, è talmente evidente che non varrebbe nemmeno la pena di parlarne, se non fosse utile per delineare meglio lo sviluppo del personaggio qui. 
Così, nella scena in cui parla con Marisol delle sue precedenti relazioni, quando definisce la prima ragazza “gne, gne, gne”, dalla reazione di lei si può facilmente pensare che Marisol ritenga che se l’è inventata apposta.  Riguardo alla cugina, poi, non è per nulla chiaro se fu davvero una relazione o solo un piccolo e casto flirt.  E quando alla fine arriva a sfiorare le labbra di Marisol, di sicuro vorrebbe continuare a baciarla, però, a causa degli eventi, è impossibile sapere fin dove sarebbe arrivato, se avesse potuto. 
Il Mimmo originale invece è proprio un bambino-adulto in tutto e per tutto ed è tale sua caratteristica che eredita Leo Mimmo. 
Ovverosia, il Leo che incontra Marisol, in questa storia ha perso tutte le ambiguità residue dell’originale riguardo alla sessualità e ha pienamente acquisito, appunto, la condizione di perfetto bambino-adulto che era già di Mimmo.
Ciò lo rende una sorta di figura innocente compiuta; uno spirito, come il concetto viene inteso nell’animismo, soave. Da cui i tenui poteri magici. 
Ma non va confuso con un angelo, perché l’angelo ha una accezione religiosa qui del tutto assente.
Per concludere, il Leo Mimmo di questa vicenda assume in toto su di sé l’infantilismo e ritiene di non essere per questo una persona da meno delle altre. 
E la storia è costruita per dargli completamente ragione.

Marisol è tornata (Brevi considerazioni finali) testo di Saindai
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